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In elettronica e informatica un’unità a stato solido o drive a stato solido (in sigla SSD dal corrispondente termine inglese solid-state drive) è una tipologia di dispositivo di memoria di massa basata su semiconduttore, che utilizza memoria allo stato solido (in particolare memoria flash) per l’archiviazione dei dati, anziché supporti di tipo magnetico come nel caso dell’hard disk classico.

Ne consegue che l’altra importante differenza con i classici dischi è la possibilità di memorizzare in maniera non volatile grandi quantità di dati, senza l’utilizzo di organi meccanici (piatti, testine, motori ecc.) come fanno invece gli hard disk tradizionali. La maggior parte delle unità a stato solido utilizza la tecnologia delle memorie flash NAND, che permette una distribuzione uniforme dei dati e di “usura” dell’unità.

La totale assenza di parti meccaniche in movimento porta diversi vantaggi, di cui i principali sono:

  • rumorosità assente, non essendo presente alcun motore di rotazione, al contrario degli HDD tradizionali;
  • minore possibilità di rottura: le unità a stato solido hanno mediamente un tasso di rottura inferiore a quelli degli hard disk. Questo tasso oscilla tra lo 0,5% e il 3%, mentre negli hard disk può raggiungere il 10% (l’MTBF solitamente di un SSD di ultima generazione raggiunge 2.000.000 di ore).[8];
  • minori consumi durante le operazioni di lettura e scrittura;
  • tempi di accesso e archiviazione ridotti: si lavora nell’ordine dei decimi di millisecondo[9]; il tempo di accesso dei dischi magnetici è oltre 50 volte maggiore, attestandosi invece tra i 5 e i 10 millisecondi; non necessitano inoltre di deframmentazione;
  • maggiore resistenza agli urti: le specifiche di alcuni produttori arrivano a dichiarare resistenza a shock di 1500 g[10];
  • minore produzione di calore.

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